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venerdì 26 luglio 2019

Saranno le donne a salvare il mondo?




Nell’età romana alle donne era vietato tanto votare quanto fare politica, non erano pertanto titolari di alcun diritto di voto. L’emancipazione femminile ha visto le donne accrescere, durante i secoli, il riconoscimento dei propri diritti, anche politici, accompagnato dall’evoluzione del loro ruolo all’interno della società, sino al suffragio universale.

Due donne forti e con una carriera politica consolidata alle spalle.
Due donne vincono la partita delle nomine per i posti chiave comunitari in occasione della riunione straordinaria del Consiglio europeo tra i capi di Stato e di governo dei 28. Ursula von der Leyen, la prima donna al comando della Commissione Europea e Christine Lagarde Presidente dalla Banca Centrale Europea.

Le proposte di nomine ai vertici delle istituzioni europee di due donne, Ursula von der Leyen e Christine Lagarde, hanno dato il proprio marchio al difficile Consiglio Europeo del 2 luglio scorso. Dopo le difficoltà nell’individuare nomi adatti ai vertici dell’Ue, in un meccanismo complesso tra Spitzenkandidat, i candidati guida individuati prima del processo elettorale e le incertezze dovute ai giochi di forza tra partiti europei nella nuova composizione del Parlamento, la scelta di garantire pari opportunità nei top jobs europei è probabilmente parsa la possibilità migliore per mettere tutti d’accordo.

Von der Leyen, 60 anni, più volte ministro, percorso nella Cdu è stata il primo Ministro della difesa donna in Germania e ha una solida storia personale e politica di europeista. Sedere nello scranno più alto del governo europeu un po’ significa tornare alle origini perché è nata nei sobborghi di Bruxelles e all’epoca suo padre Ernst Albrecht era un alto funzionario della comunità europea. E’ ritornata da ragazzina in Germania con la sua familia di fede luterana evangelica e di sangue blu per via della discendenza di Johann Ludwig Knoop, industriale del cotone che lo zar Alessandro II di Russia vuole barone.

Ha trovato l’amore – Heiko Von der Leyen - a Gotingen, mentre cantava nel coro di una chiesa luterana, al quale Ursula era accomunata da studi scientifici e quarti nobiliari, appartenendo il rampollo a un’antica famiglia aristocratica che costrui la sua fortuna sull’industria della seta. Si sono sposati nel 1986 e hano avuto sette figli.
Più globale il profilo di Lagarde, dopo un’esperienza politica come prima donna ministro dell’economia in Francia: l’esperienza alla guida del Fmi ha segnato decisamente la carriera politica internazionale di Lagarde.

La rivista Forbes nel 2018 ha consacrata la 63enne, presidente del Fondo Monetario Internazionale, terza donna più potente al mondo (dopo Angela Merkel e Theresa May).
L’anno scorso il Financial Times le chiese se mirasse alla BCE; lei, per scaramanzia o per modestia, rispose enfaticamente di no.
Nominata dai capi di Stato e di Governo UE, nel quadro dei nuovi vertici dell’Unione, Lagarde prenderà funzioni dal primo novembre 2019: Si potrebbe dire che prenda la posizione più importante nelle istituzioni europee, perché è sotto la lente d’ingrandimento di tutta la finanza mondiale.

Lagarde Christine si sveglia tra le 5.15 e le 5.30, andamenti di Borsa e yoga ogni mattina. Christine non fuma, non beve, non mangia carne e si definisce cattolica praticante. A sessantatre anni e al secondo mandato Fmi, è al terzo grande amore. Ha tenuto il cognome del primo marito, Wilfried Lagarde, con il quale ha avuto due figli, Pierre-Henri (imprenditore) e Thomas (architetto). «Sanno stirare e preparare una cena» ha raccontato. «Alla fine gli uomini sono solo i figli delle loro madri».
Poi c’è stato il businessman britannico Eachran Gilmour. Oggi fa immersioni e va all’Opera con il compagno Xavier Giocanti, manager di origini corse che vive a Marsiglia e va a trovarla una volta al mese.

Lagarde non è bella in senso classico ma sprigiona un grande fascino ed è giudicata tra le donne più eleganti del mondo. Entra in una cabina armadio dove sono perfettamente catalogate borse Birkin, scarpe con tacchi di varia altezza, foulard Hermes, stole di ogni colore, cappotti, giacche Chanel e blazer blu, cappe e coppottini.

Perchè le piace le Birkin
La borsa Birkin di Hermès ha battuto un nuovo record diventando la So-Black più costosa del mondo. E sì, vale più dell'oro e dello zafferano, si tengono chiuse nelle borse di cotone per la vita, e vengono prese coi guanti bianchi affinché non si rovinino.

Servono dalle 30 alle 40 mani per fabbricarne una, e quando vengono realizzate, godono di una lista d’attesa assolutamente upper class, prima di finire da Christie's ed essere vendute. Assemblate con le pelli più pregiate del mondo.
La Birkin di Hermès oggi è un oggetto di lusso assoluto, e il modello So-Black è la punta di diamante - nero - di questa collezione. Battuta a Hong Kong a un'asta di Christie's, per oltre 200.000 euro. Una So-Black, ovviamente.

Beh, anche il direttore dell’FMI interpreta alla perfezione il suo ruolo: è a capo di un’organizzazione internazionale che gestisce quote e fondi immensi. L’understatement parrebbe fuori luogo. Certo che poi ci mette del suo: l’allure francese, il physique du rôle, la scelta dei capelli bianchi, così chic sul suo viso abbronzato.
Di sicuro le piace vestirsi e affidare agli accessori il coup de théâtre che rende indimenticabili i suoi outfit. è informata sulla direzione che sta prendendo la moda e conosce i nomi delle ‘it bag’ che sfoggia ai vari summit.
Difficile comunque definire un personaggio così: le sue scelte in fatto di abbigliamento ci dicono che è una donna elegante, raffinata e che ama le sfide.

Agli amici manda regali. Una candela profumata per Angela Merkel, miele di Normandia per addolcire il ministro delle Finanze tedesco Wolfgang Schäuble.
Agli altri non le manda a dire. Nella campagna presidenziale americana ha condannato «i politici che promettono di essere duri con i partner commerciali attraverso tariffe punitive o altre restrizioni», riferimento al neoprotezionismo invocato dal candidato repubblicano Donald Trump.


Raccontano che negli estenuanti vertici internazionali, al tavolo delle trattative, il suo “angolo” sia sempre il più allegro. Christine offre lo scialle-coperta a chi dà segni di stanchezza, scatta foto con l’iPhone, distribuisce cioccolatini. Ebbene sì. Il cioccolato, unica dipendenza oltre alla moda. Sembrerebbe un tipo da fondente, invece è al latte.
Anche così è riuscita a raccogliere 340 miliardi di euro dai Paesi del Fondo, che chiama «i nostri clienti».
In un’intervista non autorizzata pubblicata dal quotidiano britannico The Guardian, si compiaceva di aver fatto valere il fascino femminile: gli uomini hanno più difficoltà a dire no quando è una donna a chiedere soldi…

Quello che però fa riflettere è la qualità, davvero, elevata, delle due candidate leader, rispetto ai profili, più mediani, dei due candidati uomini scelti insieme alle due leader, Charles Michel Presidente del Consiglio europeo, Josep Borrel, al vertice della politica estera e di sicurezza dell’Unione.

Tuttavia, l’uguaglianza in un mondo pensato e organizzato dagli uomini non è sufficiente per le donne, nonostante qualcuna possa arrivare in posizioni di potere, per la maggior parte rimane un mondo di violenza e privazione.
Torna in mente, al proposito, il detto sulla vera parità di genere: essa si raggiungerà non quando una donna con qualità eccellenti ottenga un lavoro che merita, ma quando una donna con qualità normali ottenga un lavoro che non merita.




mercoledì 9 novembre 2016

E la politica è ancora maschile!



Quando si tratta di avvalorare la presunta superiorità maschile, non ci sono ideologie che tengano. 

Ricerche dimostrano che le donne hanno migliori capacità organizzative, propensione al lavoro di gruppo, curiosità, saggezza… ma chissà perché mai, non riescono spodestare l’outsider dal trono dalla politica che conta?
Le due abrogate negli ultimi tempi, Hillary e Ségolène Royal, confermano che lo scettro del potere appartiene, ancora, agli uomini. Ma… con qualche rivincita!

L’unica donna che sembrava in grado di strappare, dalla mano di un maschio, la presidenza degli Stati Uniti, non c’è l’ha fatta. Per un po’, Hillary Clinton, titolare della potente macchina elettorale democratica, personalità esperta e di comando, sembrava di riuscire mettere al centro dei valori, la dignità e la saggezza della donna. Ha galvanizzato la speranza che ogni donna del pianeta accarezza nel suo intimo: vedere una donna nel comando della più potente nazione del mondo.
Negli ultimi anni, molte donne hanno tentato. Le due preminenti protagoniste - un’americana, l’altra francese – sembrava che si fossero messe d’accordo, sfruttando differenti stratagemmi per far fronte all’imperialismo maschile: l’americana Hillary incarnava il modello femminile di potere tipicamente maschile, è stata la personificazione della freddezza irrimediabile della donna di potere di cui il paese ha bisogno per essere guidato con mano ardita. La francese Ségolène, invece, rappresentava la figura dolce, materna e affettuosa, come un grembo caldo, pronta per accogliere i problemi e partorire le soluzioni. Nei suoi appelli alla partecipazione, non ha mancato nemmeno quello sentimentale – e quasi patetico – “j’ai besoin de vous”.

Ségolène Royal, per antonomasia, Hillary Cliinton
Nessun punto in comune, quindi?
Oh Sì! L’ironia del destino vuole che, due donne forti, competenti e preparate, abbiano qualcosa in comune: un compagno potente ma fedifrago che le ha messe in una situazione dolorosa e umiliante.
Hillary, moglie dell’ex presidente Bill Clinton subì in silenzio lo scandalo Lewinsky. Rimase al fianco di suo marito subendo ironie e frecciate. Anni dopo gustò la sua rivincita con la nomina a segretario di Stato. Ségolène Royal, è stata candidata del suo partito alla carica di Presidente della Repubblica nelle elezioni del 2007, battuta da Nikolas Sarcozy, ex compagna di François Hollande, ex primo segretario del Partito socialista e Presidente della Repubblica francese dal 2012, con il quale ha avuto quattro figli. Ha subito gli attacchi della donna che ha preso il suo posto al fianco del presidente, ed è rimasta in silenzio durante lo scandalo Gayet, la giovane attrice per la quale Hollande ha lasciato la compagna Valerie Trierweiler. Ora gusta la sua rivincita con l’incarico di ministro dell’Ecologia francese.
Con eleganza e profondo decoro, ambedue hanno dovuto assistere alle scappatelle del marito, senza scenate.

Un altro elemento accomuna le due sconfitte di modelli tanto divergenti: due leadership femminili si sono infrante contro lo scoglio di due rotture politiche, due credibili idee di cambiamento radicale, incarnate da maschi impegnati nella recita del profetismo politicoG. Ferrara.

Dove hanno sbagliato le donne, allora? G. Ferrara allude: Le elezioni si possono vincere, cavalcando e governando le paure sociali, strizzando l’occhio ai dubbi e allo smarrimento della fola anonima. Ma le elezioni si possono vincere, anche seminando speranza e predicando con afflato spirituale la sconfitta di ogni tipo di dubbio e di paura. E’ strano, ma incubi e sogni, nel pallottoliere elettorale si equivalgono.

Le donne sono troppo belle per il Nobel!
Supponendo che le donne non hanno ancora raggiunto l’indice di Empowerment per competere a livello maschile, por non sapere, ancora, gestire e far convivere, armoniosamente, incubi e sogni, come ha dichiarato Ferrara, ma… sognare i premi Nobel credo che non comporta paura e non è per niente un incubo. Che cavolo di classificazione si potrebbe dare, allora, alle donne scippate del premio da colleghi maschi, poco galanti ma scaltri? Come mai, di oltre 500 premi Nobel scientifici, assegnati, dal 1901 fino a 2008, solo 11 – Ho detto SOLO 11 – sono stati attribuiti a donne, essendo due alla stessa persona: Marie Curie? Questo basta a far capire quanto impervio sia stato il percorso femminile nel mondo della scienza o della politica ad appannaggio maschile.

 “Più che una sfortuna, un’automutilazione di cui la ricerca soffre ancora” – dice Nicolas Witkowski, fisico francese, nel suo libro Troppo belle per il Nobel.

Solo nel 2009 le donne si sono prese la rivincita. Non era mai successo prima, che nello stesso anno cinque donne ricevessero il prestigioso premio Nobel (quattro per le scienze e uno per la letteratura) e, per la prima volta da quando è nato il Nobel per l'economia, il riconoscimento è stato assegnato a una donna, la statunitense Elinor Ostrom.

 “Le menti non hanno sesso– diceva Marie Meurdrac, nel 1700. È già. Eppure, nonostante la rivoluzione delle donne negli anni 70, ancora oggi c’è chi sostiene che il cervello femminile sia inadatto alla matematica (e già che ci siamo, pure alla politica), come ha fatto il rettore dell’Università di Harvard, poi, costretto a dimettersi. Almeno quello!

La biologa Silvia Garagna ha un’opinione diversa:
Sebbene motivate, (le donne) vivono in modo conflittuale il loro ruolo tra carriera e famiglia: la società le colpevolizza e nel momento più produttivo della loro carriera, si fanno da parte. Su di lei, incombono stereotipi che finiscono per interiorizzare, autoescludendosi: poco equipaggiata psicologicamente per sopravvivere nel mondo dell’imperialismo maschile, troppo emotiva, poco aggressiva e competitiva. Insomma, non adatta a posizione di leader. Dichiara Garagna.

La cosa più importante sarebbe non creare uno stereotipo di leader femminile a cui le donne si sentano obbligate ad aderire ma avere un’alternativa al modello di leader maschile in cui molte donne si riconoscono.
La capacità trasformativa gestita in modo costruttivo ed eticamente responsabile non ha prerogative di genere ma, come esseri umani, dovremmo dimostrare più spesso che il “potere delle persone” è superiore alle “persone di potere”.