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venerdì 31 gennaio 2014

L’uso eccessivo della tecnologia può causare IAD (Internet Addiction Disorder)






E' mai capitato di svegliarsi di notte e sentire il bisogno di controllare la propria email? Di spegnere il computer e sentire un vuoto terribile che il mondo reale non può più colmare? Di immedesimarsi nel personaggio assegnato al proprio nickname? Secondo lo psichiatra americano Ivan Goldbergsei affetta da una vera e propria psicopatologia chiamata di I.A.D - Internet Addiction Disorder (disturbo da dipendenza da Internet).

Viviamo sempre di più in una cultura dei nanosecondi.
Siamo arrivati, signore e signori, nell'era di una nuova tecnologia che ha ampliato le possibilità di comunicazione e di accesso alle fonti di informazione fino ad ora sconosciute.  Una rivoluzione dell’informazione e delle telecomunicazioni che velocizza così tanto l’attività umana al punto di domandarci: possibile che queste stesse meraviglie tecnologiche che ci hanno promesso l’accesso istantaneo al mondo del cyberspazio, che avrebbe alleviato i nostri impegni, aggiungendo moooolto più tempo a nostra disposizione, stia, in realtà, intrappolandoci in una rete di collegamenti in continua accelerazione e, invece di liberi stiamo diventando schiavi? 
Il processo che stiamo vivendo, apre scenari che fino a poco tempo fa erano impensabili e sicuramente, i vantaggi che si trarranno da questo nuovo mezzo tecnologico permetteranno all'uomo di sviluppare capacità e potenzialità fino ad ora non immaginate.  Ma... oltre il fascino di queste irrinunciabili tecnologie, sembra che, contemporaneamente, questo processo stia producendo veri e propri fenomeni psicopatologici.

Fermate il Tempo… O perderemmo il lume (della ragione)!
Ma c’è di più. Qualcosa sta cambiando pure il nostro rapporto con la luce - considerata la più veloce forma di energia dell’universo. Per la prima volta, la luce s’è lasciata fermare e, temporaneamente, è rimasta in stand-by. (Poverina!)

Due diversi gruppi di scienziati associati all’università di Harvard sono riusciti a rallentare la luce, che viaggia nel vuoto a una velocità di 300.000 km/secondo, fino all’arresto totale, tenendola in sospeso in questa condizione, per poi lasciarla libera di proseguire il suo normale percorso. (Maledettamente!)

L’obiettivo era quello di ridurre drasticamente la velocità della luce. I primi segni di rallentamento degli impulsi luminosi si sono manifestati nel marzo 1998. Finalmente, qualche anno fa, sono riusciti a portare il loro lavoro alla stupefacente conclusione: hanno fermato completamente un impulso luminoso all’interno di una minuscola nube di gas raffreddato, vicino allo zero assoluto.

Questi esperimenti segnano l’apice di una nuova era nella storia umana.
La luce lenta, o congelata, spalanca anche nuove possibilità per le comunicazioni e le memorie ottiche, nonché per l’elaborazione dell’informazione quantistica, ovvero per computer che sfruttino i fenomeni quantistici per polverizzare le prestazioni dei computer tradizionali.

Come si non bastasse, ora se comincia, quindi, a organizzare la vita alla velocità della luce.
Bene, cioè, male. Non solo la teoria incrollabile della velocità della luce è cambiata ma pure i parametri di una nuova frontiera temporale. L’espressione più cool del momento è 24/7, ovvero sia, attività ininterrotta, 24 ore su 24 su 7 giorni: e-mail, Pc, posta vocale, fax, Palm pilot, cellulari, mercati operativi 24 ore al giorno, bancomat e servizi bancari on line funzionano ininterrottamente, servizi di ricerca e commercio elettronico attivi tutta la notte, news e programmi tv, pure servizi di catering non-stop.
Tutte queste facilità e dispositivi dovrebbero permetterci di più tempo per noi stessi, eppure, sembra che più di qualunque altro essere umano nella storia dell’umanità, siamo noi, quelli che stanno sempre correndo dietro al tempo.

Come mai?
La grande proliferazione di servizi che permettono di risparmiare tempo e lavoro, ha fatto sì che il ritmo e il flusso dell’attività commerciale e sociale che ci circondano, conseguentemente se velocizzassero. Certo che l’email e il cellulare sono delle belle invenzioni e di grande comodità, però, ora ci troviamo a passare gran parte delle nostre giornate a rispondere, inoltrare e cestinare le infinità di messaggi che ci cascano addosso. Pensate che nemmeno sul Water di una toilette pubblica possiamo essere irreperibili. Vi rendete conto? Nostalgia dei vecchi tempi... quando ci si poteva aggiornare leggendo le ultime notizie sui giornali, proprio in quei momenti lì! Mannaggia!!

Care Bollette? Macché! Arriveranno vicino allo zero assoluto!
Oggi ci troviamo immersi in un mondo temporale interdipendente molto più complesso, fatto di reti di attività e rapporti umani in perenne trasformazione: un mondo in cui ogni minuto disponibile diventa un’opportunità per fare un altro collegamento per non arretrarci con le nuove informazioni globali.
Altro che crisi di petrolio, crisi dell’acqua e crisi dela borsa. Adesso, in una cultura dove non si fa altro che cliccare, sta già arrivando la “crisi della rabbia”. Con questa cultura ad altissima velocità, stanno già emergendo nuovi schemi comportamentali antisociali, derivanti dallo stress e dal sovraccarico d'informazioni, con gravi implicazioni. Termini come “rabbia da scrivania”, “rabbia da strada” e “rabbia d’alta quota” sono entrati a far parte del nostro lessico comune e sono sempre più persone che si sentono incapaci di affrontare il ritmo e il flusso dell’attività umana resa possibile dalle nuove tecnologie, a una velocità luciferina, e sono in tanti a manifestare il proprio stress con violente reazioni in ufficio, in automobile e persino in aereo.

Quello che vorrei sapere, gentili e saggi scienziati, con questo esperimento di rallentamento della luce o, addirittura, fermandola completamente “all’interno di una nube di gas raffreddato, vicino allo zero assoluto” non è che disporresti anche dei mezzi per fermare tutte le famigerate bollette in continuo aumento (non solo della luce ma del gas, del telefono, dell’acqua…), metterle tutte in una nube di gas raffreddato e lasciarle lì, per sempre, vicine allo zero assoluto? Vi saremmo eternamente grati!


Fonte: Panorama