giovedì 12 giugno 2008

Gli uomini preferiscono il Lato B – I media il lato Business.




Le donne continuano a essere schiave di un sistema che la rende una proprietà dello stesso sistema mediatico, imperialista e maschilista. Vogliamo uscire dalla gabbia del commando maschile, ma continuiamo a essere vittime consapevoli dei loro trabocchetti. 

Basta con le tettone! Basta le labbra a cannotto. Adesso tocca al Bum-Bum.
Il sedere? La parte più espressiva di un essere umano. Parola di Tinto Brass. E il "back side” femminile entra in ebollizione. Tutto colpa del sedere prosperoso, proposto dalle "brasiliane".
E’ bastato un batter di ciglia e il mito del seno perfetto è stato già surclassato da quello di glutei marmorei – il Bum-Bum, appunto, come lo chiamano in Brasile.
E’ vero che le donne di oggi hanno dato un passo liberatorio avanti e continuano a godere di una sempre maggiore libertà e di un crescente successo nei vari settori sociali e politico. L'Indice di Empowerment femminile a livello mondiale, analizzato da Avon 2007 è 64, in una scala da 0 a 100. Questo significa che le donne di tutto il mondo hanno coperto due terzi del cammino per raggiungere una percezione di empowerment completa, da sempre sognata. Nei paesi sviluppati, l’indice è 70; in quelli in via di sviluppo è 61.
Nonostante a ciò, le donne continuano a essere schiave di un sistema che la rende una proprietà dello stesso sistema mediatico, imperialista e maschilista.
Comincia l’estate. I media cominciano a imporre il diktat ridicolo di come stare in passo con la “bellezza”. E le donne corrono al riparo. Nell’epoca del “tutti giovani e belli”, fra silicone e bisturi della chirurgia estetica, la bellezza è diventata una merce come le altre. E le donne se adeguano alla perfezione. Siamo, quindi, diventate proprietà dell’inconformismo mediatico, dettato da una società prevalentemente fallocratica.
Possibile che i criteri di valutazione assunti dalla società, riguardo alla perfezione fisica siano sempre immutabili e “giusti” e i nostri corpi invece, sempre modificabili e sbagliati?
La cultura dei paesi poveri, le donne devono essere grasse perché la grassezza è parte integrante dell’ideale femminile e le donne sono costrette dai mariti ricchi a nutrirsi oltre misura per diventare un adeguato status simbol. Nei paesi ricchi e industrializzati, invece, il fisico ideale è quello snello, non c’è bisogno che i mariti dimostrino “la cibo, quindi, sono”.
Già la versione maschile, gli uomini non sono sottoposti agli stessi criteri estetici, ma intervengono altri parametri valutativi come il successo economico, il potere. Come diceva Don King, a proposito di Miki Tyson:
Qualunque uomo che disponga di 42 milioni di dollari sembra bello come Clark Gable.
C’è, però, un connotato comune a tutti questi stili di parametri della bellezza: La debolezza. Sia nei paesi ricchi o poveri, è evidente che tutte le culture patriarcali idealizzano, sessualizzano e preferiscono le donne deboli. Noi donne vogliamo uscire dalla gabbia del commando maschile, ma continuiamo a essere vittime consapevoli dei loro trabocchetti. E’ una realtà di fatto che nessun sistema caratterizzato da una supremazia maschile concepisce la forza come parte integrante della femminilità. Che siano razze bianche, nere o gialle.
In Etiopia e parte dell’Asia, le donne se sottomettono a torture per gradire il maschio, portando al colo, degli anelli e pesanti cavigliere di metallo saldate, esibendo, allo stesso tempo, una bocca sdentata, considerata bellissima, sottoponendosi a estrazioni dentarie – guarda caso quei denti necessari alla masticazione, in modo a lasciare agli uomini il già limitato apporto proteico disponibile. In Cina i piedi di lotto - crudele tradizione delle aristocratiche cinesi – che venivano fasciati dolorosamente per tutta la vita, tortura erotizzata come necessaria componente del fascino femminile, nonché precondizione al matrimonio.
Tutti questi segni di bellezza, esibite dalle donne, implicano restrizioni di libertà e sofferenza.
Gli uomini possono anche fare cose ridicole, ma non li vedrete mai camminare in una tempesta di neve con una graziosissima apertura sulla punta delle scarpe - Phil Donahue.

Il fatto è questo: se lasciamo toglierci la libertà di essere come ci pare, inevitabilmente continueremo a essere schiave dell’imperialismo maschile.
La bellezza autentica non può manifestarsi in forme, taglie, colori ed età diverse. Pare che sia arrivato il momento di raccontare al mondo un nuovo modo di essere uniche.
È ora di cambiare registro perché, in tutto il mondo, le donne mandano segnali inequivocabili in tal senso. Arrivano segnali di disagio e di insofferenza, di voglia e bisogno di un cambiamento radicale di rotta, dando un BASTA perché grande parte delle donne di tutto il mondo, ha già capito che, per troppo tempo, l'idea e i canoni della bellezza femminile sono stati condizionati dal confronto con modelli forzati, quindi fasulli.

I Media sanno che le donne, il sesso debole, sono vulnerabili e suscettibili ai comandi, quindi, manipolate e plasmate a piacere. Hanno già sfruttato abbastanza il Lato A. Adesso facciamo che loro comincino a esplorare a piacere il Lato B e così, il Lato Business è garantito.

Se acquistiamo la ferma consapevolezza che i criteri di bellezza riflettono imposizioni e restrizioni della società, possiamo esercitare il potere che abbiamo su di essi, per modificarli e alterarli come vogliamo noi.
Dobbiamo capire che siamo belle nella nostra individualità e unicità, il che significa riporre il potere di decidere cosa è bello dentro (e fuori) di noi e non in qualche persona o autorità esterna.
Significa decidere quale comportamento è sano e positivo e quale espressione corporea è più appropriata, naturale, funzionale e gioiosa per noi.
Detto questo, possiamo capire che, la definizione di bellezza dovrebbe essere nella possibilità e capacità che ognuno di noi possieda per trasmettere la bellezza del nostro sé autentico, non scolpito dalle fonti esterne.

1 commento:

Anonimo ha detto...

Brava Eliude Santana la sua materia su questo Bum-Bum, è molto interessante.
Simona de vergo